Marie-Guillemine Benoist, pittrice ribelle

Talento, impegno e il coraggio di ritrarre la libertà
Marie-Guillemine Benoist (Parigi, 1768 – 1826) è ricordata come una delle pittrici più significative dell’epoca napoleonica, capace di unire talento tecnico e sensibilità politica.
Figlia di un funzionario, si formò dapprima nell’atelier di Élisabeth Vigée Le Brun e, successivamente, sotto la guida di Jacques-Louis David, il grande maestro del neoclassicismo francese.
Grazie a David, divenne pittrice ufficiale dell’Impero e si affermò per la sua capacità di spaziare dai soggetti classici e mitologici a opere dal forte valore simbolico.Un’arte che racconta ideali
Il dipinto che la consacrò fu esposto al Salon del 1800: il celebre Ritratto di donna nera. Realizzato sei anni dopo l’abolizione della schiavitù in Francia, l’opera è considerata un manifesto dell’emancipazione delle persone di colore e riflette le convinzioni femministe dell’artista.
All’epoca suscitò scalpore: il soggetto era inusuale e affrontava un tema ancora controverso, ma proprio per questo divenne iconico.
Successo e riconoscimenti
Benoist ricevette commissioni prestigiose da Napoleone Bonaparte, allora Primo Console, e dalle sue sorelle Elisa e Paolina Bonaparte. Nel Salon del 1804 vinse una medaglia d’oro e nello stesso anno aprì un atelier riservato esclusivamente alle donne, offrendo loro un ambiente in cui formarsi e crescere artisticamente.
Il ritiro forzato
Con la Restaurazione e l’ascesa politica del marito, membro del Consiglio di Stato, la sua carriera artistica fu considerata incompatibile con gli obblighi sociali e politici della famiglia. Inoltre, il Codice Civile del 1804 – voluto da Napoleone – limitò fortemente i diritti delle donne, ostacolando le loro possibilità professionali.
Costretta ad abbandonare la pittura, Benoist si ritirò dalla vita pubblica per sostenere il marito nella carriera politica. Morì nel 1826, a soli 58 anni.