Johanna Bonger, la vedova Van Gogh

Johanna Bonger: la donna che rese immortale Van Gogh
Una donna colta e anticonvenzionale
Johanna Gezina Bonger nacque ad Amsterdam il 4 ottobre 1862, quinta di sette figli di un broker assicurativo. Cresciuta in una famiglia in cui la musica e la cultura erano molto presenti, imparò presto a suonare il pianoforte e, a differenza delle sorelle maggiori, poté proseguire gli studi.
Ottenne il titolo equivalente a una laurea in lingue e lavorò come insegnante di inglese in scuole per ragazze a Elburg e Utrecht. Per un breve periodo lavorò anche nella biblioteca del British Museum di Londra.
A 26 anni conobbe Theo Van Gogh, che si innamorò di lei a prima vista. Dopo un iniziale rifiuto, accettò la sua proposta di matrimonio e i due si sposarono ad Amsterdam il 17 aprile 1889. L'anno seguente nacque il loro unico figlio, Vincent Willem.Una tragedia e una missione
Nel gennaio 1891, appena sei mesi dopo la morte di Vincent, Johanna restò vedova a soli 28 anni. In eredità ricevette un appartamento parigino e circa 200 dipinti del cognato, che all’epoca non avevano alcun valore commerciale. Alcuni le consigliarono di disfarsene, ma lei fece una scelta diversa: tornò in Olanda, aprì una pensione a Bussum e riprese i contatti con critici e artisti.
Iniziò così la sua missione per far conoscere l’opera di Vincent Van Gogh. Organizzò mostre, promosse le sue opere in Olanda, Germania e in tutta Europa, mantenendo viva la memoria di Vincent con passione e determinazione. Per integrare il reddito, traduceva testi letterari e scriveva.
Il potere delle lettere
Nel 1914 pubblicò la prima edizione olandese delle lettere tra Vincent e Theo, in tre volumi. Questa raccolta si rivelò fondamentale per diffondere l’immagine di Van Gogh come artista sensibile, intenso e incompreso. Il successo editoriale delle lettere contribuì enormemente a costruire il mito che ancora oggi accompagna il suo nome.
In parallelo, prestò molte opere per mostre retrospettive, favorendo la diffusione internazionale del suo lavoro, anche grazie alla collaborazione con galleristi tedeschi come Paul e Bruno Cassirer.Due vedovanze e un unico scopo
Nel 1901 Johanna si risposò con il pittore Johan Cohen Gosschalk, ma anche questo secondo matrimonio fu breve: Johan morì nel 1912. Due anni dopo, Johanna organizzò la traslazione della tomba di Theo accanto a quella di Vincent, ad Auvers-sur-Oise, unite da allora da un rampicante di edera del giardino del dottor Gachet.
Vissuta per alcuni anni anche a New York (1915–1919), Johanna continuò a lavorare fino all’ultimo alla traduzione in inglese delle lettere di Vincent. Morì il 2 settembre 1925 a Laren, lasciando un’eredità incalcolabile: la fama immortale di Van Gogh.